MARKETING SOCIALE ®

CATALOGO

 

L'Uovo di Berlusconi

 Descrizione
Il metodo d'impresa è il sistema più sicuro per creare ricchezza, in quanto tutti i più grandi patrimoni materiali e tecnologici esistenti sono stati costruiti appunto dalle aziende private. Pertanto, visto il nostro enorme bisogno di risorse (pensioni, sanità, occupazione) e viste le nostre difficoltà economiche, è venuto il momento di applicare questo metodo anche allo Stato, con lo scopo di produrre benessere e solidarietà per tutti. E questa, che si è detta, è una conclusione semplice ed evidente. Un vero e proprio "Uovo di Colombo". Anzi, "Uovo di Berlusconi", dal nome dello statista, Berlusconi appunto, che con la sua storia, rappresenta di persona la validità di questa logica. E così, partendo da questo presupposto, i passi successivi sono facilmente immaginabili. Lo Stato deve usare la pubblicità, il marketing e deve disporre di una rete commerciale, per attuare le sue esigenze ed i suoi compiti, non solo con la spada della costrizione, ma anche con quei metodi privati che hanno consentito alle aziende private lo straordinario successo, che tutti noi possiamo osservare ogni giorno. Nell'opera L'Uovo di Berlusconi, queste conclusioni (e tante altre) sono espresse in quello che viene tecnicamente chiamato "marketing mix sociale".

 

La Pubblicità

 Descrizione
Questo libro sulla pubblicità è stato scritto, riscritto e limato, per far stare tutto in poco spazio. Questa è, in fondo, la cultura della Grande Milano. Dove questo libro è stato pensato e scritto: dare tanto, a costi sempre minori. Ed è tutto in linea con l'argomento. La velocità e l'efficienza sono infatti l'essenza della pubblicità. Che compie in pochi secondi un'opera di esposizione che richiederebbe il lavoro di milioni di persone. Un libro per studiare di corsa, dunque. Ma non senza una paziente ricerca di nuove soluzioni scientifiche. La "pubblicità", ad esempio, viene definita come un bene futuro, oggetto di diritto di rango costituzionale. Un diritto trasferibile da un soggetto all'altro, per l'appunto, con il negozio di vendita di beni futuri. Poi c'è Internet: "il più grande libro dell'universo". È una forma di pubblicità permanente, in grado di saltare le leggi, le dogane, le regole normali.Il libro è stato scritto nel 2000 ma i principi di base sono tuttora validi e soprattutto utili.

 

Le 11 regole del bene comune

 Descrizione
Il libro "Le undici regole del bene comune", nasce da un lavoro di studio e di introspezione sull'economia, compiuto da un team di dirigenti, professionisti e di imprenditori, dell'UCID, Gruppo Regionale Lombardo, nel corso di più incontri e tavole rotonde, durante oltre tre anni, dal 2006, al 2009. Il libro riassume e commenta, le opinioni raccolte, su cinque temi fondamentali, quali la famiglia, l'impresa, le professioni, il non-profit e l'economia, giungendo per la prima volta alla definizione del bene comune e delle sue undici regole, appunto (un tema, sul quale non c'è letteratura), descrivendo infine lo "strumento organizzazione", come l'elemento centrale (e spirituale), per mezzo del quale la pluralità delle cose (i singoli beni) diventano una entità unica (il bene comune, appunto), attraverso la combinazione dei desideri, delle attrazioni e dalle speranze, sapientemente disposte in ogni essere, dal Nostro Creatore, proprio per consentire, al mondo, di proseguire e di trovare la migliore e reciproca, perpetuazione.L'autore conclude, con alcune fantasie di filologia economica, sull'uso della parola "bene", come entità (e come primo mattone), con cui si attiva la migliore economica.

 

Il diritto al profitto

 Descrizione
A tutti è noto il famoso adagio "nessuno può cedere ciò che non ha" (nemo transferre potest plus juris quam ipse habet). Esso rappresenta un principio secondo il quale è possibile trasferire solo beni sui quali un soggetto possa vantare un qualche diritto.Orbene, fatta questa premessa ed esaminando la cessione di cose future (frutti, utili, crediti, proventi di ogni genere), ci chiediamo quale sia il diritto che viene trasferito. Un diritto infatti esiste ragionevolmente, dato che l'ordinamento giuridico prevede e disciplina la disponibilità ed il potere del soggetto su di un dato bene futuro. Questo diritto non può per altro essere il diritto di proprietà, giacché questo sarà ottenuto solamente quando la cosa sarà venuta ad esistenza (Art. 1472 cc.). A che titolo dunque si può disporre del bene futuro? Passiamo ora ad un altro argomento totalmente differente Esaminiamo cioè l'ipotesi del risarcimento del danno per mancati guadagni disciplinata dall'art. 1223 c.c.. Orbene, in tema di responsabilità civile, la giurisprudenza afferma costantemente come il risarcimento sia diretto a ricostruire il patrimonio del soggetto leso. Dà ciò si desume quindi che, in epoca anteriore al fatto illecito i guadagni ed in genere il "lucro" di un dato soggetto rientravano a pieno titolo nel concetto di patrimonio, per quanto non ancora venuti ad esistenza. Ora, ci chiediamo, a che titolo rientrano nel patrimonio di un soggetto i suoi "effettivi" o "probabili" guadagni? Qual è in pratica la posizione giuridica che assicura la tutela di questo interesse del soggetto leso?Secondo il modo di pensare che è esposto in questo libro, questo ed altri problemi giuridici possono essere spiegati solo con il riconoscimento del diritto al profitto. Il quale va definito come "il diritto di disporre e di godere dei beni futuri e di ottenere da terzi un comportamento di rispetto quanto ai beni moderni." Questo diritto trova applicazioni, pressoché illimitate, in quanto riguarda la maggior parte dei beni e degli interessi delle persone e, anzitutto, dal punto di vista economico, il prodotto interno lordo. Il quale - appunto - prima di nascere, è un bene futuro. Il profitto e il suo diritto, quindi, interessa tantissime operazioni, come la vendita, l'appalto, il leasing, il factoring, la cessione di azienda ed è rilevante soprattutto in caso di attività illecite, per definire la quantificazione del danno, nonché - nei rapporti con la Pubblica Amministrazione - per definire il "diritto soggettivo perfetto", che dà ingresso al risarcimento del danno, nei confronti dello Stato e degli Enti Pubblici.

 

Michele Perini

 Descrizione
Michele Perini è l'interlocutore ideale per una pubblicazione che si propone di riflettere su come si possa essere contemporaneamente imprenditori e cattolici: cioè fare i conti da una parte con l'"obbligo" di produrre ricchezza, e dall'altra con la celeberrima immagine del cammello che passa più facilmente attraverso la cruna di un ago che un ricco nella porta del Regno dei Cieli. Titolare con i due fratelli di un'azienda di arredi per ufficio (la Sagsa), Perini è anche profondamente credente, e nel suo percorso professionale ha sempre perseguito, e continua a perseguire, la massima armonia tra la fede e le sue attività.Lo fa nel privato come volontario di Telefono azzurro, dove è membro del Consiglio direttivo ma non ama farlo sapere molto in giro, perché “la solidarietà vera è quella che non si sa da dove viene, non quella usata solo per farsi "belli". Lo fa in azienda, dove coltiva il rapporto umano con tutti, fino all'ultimo dipendente, "perché, come diceva Giovanni Paolo II, senza gli altri non si va da nessuna parte"; dove evita accuratamente le eccessive disparità retributive tra manager e sottoposti, "perché sono immorali", e dove tutti i venerdì si celebra una messa aperta al vicinato.E lo fa nella vita pubblica, che lo ha visto assumersi la responsabilità di presidenze come Museo della Scienza, Assolombarda e Fiera Milano, mettendo a disposizione di ciascuna il suo bagaglio di esperienza professionale. E non dimenticando mai il messaggio dell'enciclica papale Caritas in Veritate: l'attività produttiva deve comunque avere l'uomo come punto di riferimento, "perché si possono escogitare le tecnologie più raffinate, ma è l'uomo che la fa vivere". Nella convinzione che un'economia a misura d'uomo è nell'interesse di tutti, bilanci compresi.

 

 

 


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